20-11-12, Florence and the Machine, Milano. Sorry man, the music is not dead!

Si lo sappiamo, non siamo come tutte le fonti ufficiali (e non), che pubblicano notizie in tempo reale. Prima tentiamo di vivere a pieno le poche esperienze che abbiamo la fortuna di fare e poi di raccontarle (a volte anche con un po’ di ritardo sui tempi); non ce ne vogliate quindi se ancora non abbiamo raggiunto il giusto livello zen che permette di essere in pace con se stessi restando 24 ore su 24 al computer.

Premesso ciò passiamo al dunque.

Con molto dispiacere per tutti quelli che pensano che la magia della musica sia morta con il tramontare degli anni ’70, martedì 20 novembre 2012 noi di ViviWow abbiamo assistito ad un evento che risolleverebbe da solo l’orgoglio musicale del ventunesimo secolo, considerato da molti un’epoca ormai marcia, succube della tecnologia, caratterizzata da anni bui come quelli del medioevo (che bui alla fine non lo furono mica tanto)… Stiamo parlando della prima tappa del tour europeo 2012 dei Florence and the Machine (confidenzialmente tradotto come Fiorenza, il genio rosso, e la sua macchina), tenuta a Milano.

Sono un gruppo di artisti inglesi guidato dalla voce di Florence, composto da pianoforte, organo, chitarra, batteria, percussioni, basso, coro (fantastico) e, dulcis in fundo, dall’arpa!

Solo una parola irlandese rende bene l’atmosfera che questa formazione ha saputo creare: FAIRY. Fatato, magico, dalle atmosfere eteree, espressioniste, sconnesse, roteanti e floreali, un po’ belle epoque…

Durante il concerto la potenze vocale di Florence e la sua padronanza, accompagnate da suoni armoniosi e suggestivi (in particolar modo quello dell’arpa) hanno fatto sì che il pubblico esplodesse di un’energia vista poche volte ad un concerto. Un risveglio!

Amore cosmico. Suoni e parole dell’anima (da i più celestiali a quelli più cupi). Spettri. Sirene. Vibrazioni del cuore e della mente. Ricerca della bellezza e dell’ eleganza. Atmosfere magiche. Occhi pieni di lacrime di commozione. Visi silenziosi e attoniti. Brividi che scorrono dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello e infine… no! Lo spilungone di turno, di quelli che ti si piazzano proprio davanti come per dire “mi dispiace davvero tanto che tu sia bassa, ma non posso proprio fare a meno di mettermi qui”, appoggiato comodo alla balaustra, che quasi quasi potrebbe schiacciarsi benissimo anche un bel pisolino, dato che ha semplicemente accompagnato al concerto la fidanzata semi-interessata e che in tutto il tempo ha applaudito si e no due volte per cortesia. Un classico.

Ma comunque, a parte questo piccolo inconveniente, di nuovo complimenti al “genio rosso” e alla sua macchina.

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