Sono tutte BORCHIAT&!

Circa un mese fa, mentre passeggiavo nel centro di Arezzo, sono passata davanti alle vetrine di una grande catena di vestiti e per caso nella mia mente si è ricomposto il ricordo di un pomeriggio di ottobre.

Avevo bisogno di un paio di scarpe e giusto appunto mi addentrai tra i piani di questo negozio per cercarne uno a basso costo e nei limiti della decenza. Ero riuscita a trovare tutto, persino un paio di shorts. Ma non è questo l’aspetto importante…

Si sa, il sovraffollamento in posti del genere è sfibrante, a tal punto che ti verrebbe voglia di spogliarti in mezzo al negozio e provarti i vestiti sopra quelli che hai già addosso (forse l’avrete già fatto). Ma quella volta devo dire che ne è valsa proprio la pena. Una bella esperienza per rilevare le tendenze di un prodotto, o di una marca o peggio dell’intera moda, a partire da una semplice origliata tra la giovane commessa e la madre di una ragazza, che, trasportando i vestiti dalla figlia alla commessa, chiedeva insistentemente: “Mi scusi, ma c’è qualcosa senza borchie?” e la commessa “No signora, quest’anno solo borchie, borchie, borchie!”.

Ecco questa frase mi si era stampata in mente ed saltata fuori ripsassandoci davanti…

Una frase indice di un vero e proprio dilagare di borchie, ovunque, anche sugli oggetti di uso comune (o quasi)… Un mare sterminato di borchie, un revival punk (già riproposto sulle passerelle della moda alla fine degli anni 90, primi anni del 2000): scarpe con le borchie, camicie con le borchie, borse con le borchie, braccialetti con le borchie, colletti con le borchie, t-shirt con le borchie…

E pensare che il primo prototipo di questi piccoli accessori ha fatto il suo ingresso nella storia a partire da Otto von Bismark, con l’introduzione del Pickelhaube (elmetto militare su cui svettava la prima rudimentale borchia), fino ad arrivare alle strade di Camden Town e infine approdare incredibilmente, sulle passerelle.

Vivienne Westwood è stata la prima a consacrare l’ingresso nel fashion system delle borchie, simbolo per eccellenza della cultura punk insieme agli anfibi Dr Martens, tartan, catene, pelle, che divennero dai primi anni ’70 segni distintivi nel look dei Sex Pistols (look creato proprio da Vivienne e dal marito, creatore e manager della band).

Di lì a poco lo stile rock e anticonformista della stilista britannica diventerà fonte di ispirazione per molti stilisti delle successive generazioni.

Le borchie ormai sono un elemento che si ripresentano, non una “ventata di fashion” usa e getta, bensì un’applicazione da riproporre come elemento simbolo del marchio, di continuità e quasi di riconoscimento in ogni stagione; elemento che si amalgama perfettamente all’outfit di stile classico e con l’eleganza simbolo del brand. Insomma, rigore nelle linee e nei tagli sì, ma con particolari di innovazione che vogliono essere simboli di continuità e riconoscibilità (come opportunamente ha affermato Simone Marchetti in D- la Repubblica)… Ovviamente, i brand low cost, per seguire in massa i grandi marchi, cadono nella sovrapproduzione fino a farti uscire certi dettagli dagli occhi.

Chissà se diventerà anche questo un elemento di riconoscibilità e continuità oppure si ridurrà a puro alito di vento, non necessariamente floreale.

Citiamo di seguito alcuni dei nomi importanti nel campo della moda che hanno riproposto le borchie nelle proprie linee…

Balmain, neo direttore creativo Balenciaga, Wang con Rocco bag, heute couture Givenchy, Fausto Puglisi, Valentino, persino Burberry e per concludere oggetti dal futuro: oggetti quotidiani che rischiano anche loro di essere travolti dalla ventata effimera di fashion e di divenire borchiati…

 

Eleonora Chiarugi e Giulio  Michelucci

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