Noi siamo Infinito…

 

“Perché io so che ci sono persone che dicono che queste cose non esistono, e che ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici; so che un giorno queste diventeranno delle storie e le immagini diventeranno vecchie fotografie, e noi diventeremo il padre o la madre di qualcuno, ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei ed è bellissima. Ora lo vedo: il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo, e ti alzi in piedi, e vedi la luce dei palazzi, e tutto quello che ti fa stare a bocca aperta. E senti quella canzone, su quella strada, insieme alle persone a cui vuoi più bene al mondo, e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito!”

E’ la frase chiave del film Noi siamo infinito, tratto dal libro The Perks of Being a Wallflower, romanzo cult oltreoceano uscito nel 1999, di Stephen Chbosky e diretto dallo stesso, con Logan Lerman, Emma Watson (si la famosa Hermione), Ezra Miller (veramente straordinario), Mae Whitman, Kate Walsh. Tralascio volontariamente ulteriori dati tecnici, dato che è un film uscito ormai due mesi fa, già scaricabile e noleggiabile, presumo, e recensito ampiamente ad hoc sulla rete (vi consiglio vivamente la recensione di Boris Sollazzo su http://www.mymovies.it/film/2012/theperksofbeingawallflower/, davvero bella, l’unica tra quelle lette, ad aver centrato in modo profondo il film).

Noi siamo infinito è un film che fa vibrare le corde senza far rumore.

A molti non è piaciuto e molti, come al solito, sono ricorsi al riparo dei paroloni (per vedere in modo un po’ forzato anche quello che non c’è) : “melò giovanilistico”, “gradevole agrodolce”, “problematico”,” bella eroica figura di perdente nato”, “una mini History boy di Bennet”,” dramedy”… Così scrivono le maggiori testate giornalistiche nazionali.

In realtà non è un film che si pone obiettivi di denuncia sociale, né un film intriso di moralismo contro gli atteggiamenti degli adolescenti. Chiaro, Noi siamo infinito non è un film esilarante, ma semplicemente una storia, e come ogni vera storia è fatta di momenti in cui riconosci Te stesso, “Noi”, nelle vicende. Una storia di adolescenti, dove non succede nulla di eclatante, ma che ti regala comunque qualcosa senza lasciarti il senso di desolazione addosso.

Dietro ad ogni personaggio c’è una persona vera, bella, complessa, dei giocattoli difettosi, come ognuno di noi del resto.

Chi non ha mai fatto una bevuta di troppo per sciogliere il ghiaccio ad una festa o per dimostrare di resistere fino all’ultima goccia, scagli la prima pietra. Nolenti o volenti ci siamo passati un po’ tutti da questi “riti d’iniziazione” (quelli della nostra epoca); riti che in forme diverse più o meno violente e più o meno comprensibili, hanno percorso secoli di storia umana.

Noi siamo infinito è un film che riesce ad accompagnarti dentro le vicende dei personaggi grazie alla bravura degli attori (in particolare Ezra Miller), che divengono figure complesse, tenute insieme da una buona regia dall’inizio alla fine, rendendoli piccoli nuclei di drammi velati, che si compensano con la loro bellezza, accompagnate da una colonna sonora davvero notevole, o meglio WOW (e intrippante aggiungerei), che da sola rappresenta un elemento trainante per il film.

Costituita da pezzi storici conosciuti, o per lo meno presenti nei ricordi di chi è nato negli anni ’80 (appena ne ascolti un pezzo sai che l’hai già sentita) è inserita egregiamente nel corso delle sequenze del film.

Molto pop/rock/wave/electro va da pezzi di poesia come Asleep degli Smiths, a pezzi che ti fanno alzare bene al mattino o far muovere il sedere al ritmo mentre cucini come Come On Eileen dei Dexys Midnight Runners, a pezzi trainspottiani come Temptation dei New Order , a pezzi che ti fanno ricordare momenti dell’adolescenza o viaggiare nella testa, a casa, sdraiato sul letto come Tugboat dei Galaxie 500 o Pearly-Dewdrops’ Drops dei Cocteau Twins , a pezzi storici come Low  dei Cracker o Heroes di David Bowie.

Che cosa sono le storie o le poesie, se non soprattutto viaggi nella propria testa? Perché non farle esistere più? Perché chiamarsi viaggiatori solo perché si ha uno zaino in spalla per macinare chilometri su chilometri? Perché non poterlo più essere distesi su di un letto a guardare il soffitto bianco? Perché non viaggiare un po’ come Charlie, che inizia a percorrere la propria strada da sedicenne scrivendo al suo migliore amico che non c’è più, immaginandoselo dall’altra parte del foglio…

Perché non si può essere più temerari urlando senza più un briciolo di fiato dentro una galleria, affacciandosi dal finestrino di una macchina o sbattendo contro quei piccoli muri che ti pone di fronte la vita e che ti fanno stare male, ma che non sembrano niente di fronte alla scalata di una montagna? Non bastano più, non sono più sufficienti per credersi un uomo vero.

Quelle che affronta Charlie alla fine potrebbero sembrare anche piccole cose fuori, ma come fai ad essere sicuro che non siano grandi cose dentro?

Dietro ad ogni personaggio c’è una persona vera, bella, complessa, dei giocattoli difettosi, come ognuno di noi del resto.

Buon viaggio e buona vita…
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Eleonora Chiarugi

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