Gravity

gravity-sandra-bullock-film-3883Sinossi

Un gruppo di astronauti in missione nello spazio viene travolto da un esplosione, a salvarsi è la dottoressa Ryan Stone, unica superstite dello Space Shuttle. Immagini mozzafiato e adrenalina si amalgamano al viaggio interiore di Ryan che, alla fine riuscirà a capire di essere più forte di quanto pensasse.

Recensione

Dopo “Stanis non deve morire” c’è “Sandra non deve morire”, questa la frase che mi è venuta in mente, parafrasando il telefilm Boris.

Sicuramente un film tecnicamente riuscito, con ottimi effetti speciali e un coinvolgente 3D che dallo spazio ci mostra non solo la bellezza dell’universo ma allo stesso modo la nostra piccolezza di fronte ad esso.

Per quanto riguarda soggetto e sceneggiatura devo dire che mi ha lasciata abbastanza basita, una donna super bionica, il nuovo ruolo della Bullock, che suo malgrado, si trova sola nello spazio riuscendo, non solo a salvarsi ma anche a pilotare navicelle spaziali e leggere in cinese. Per non parlare di quello inesistente del nostro ormai Mr. Decaffeinato George, che si sacrifica “eroicamente” per salvare la bella dottoressa. Insomma come apertura della settantesima Mostra Internazionale di Arte Cinematografia mi aspettavo qualcosa di un pò meno tecnica e più contenuto. Ma questa è solo una mio opinione, c’è infatti chi ha gridato al capolavoro, paragonandolo addirittura a Kubrick, ma si sa le opinioni qui al festival sono sempre discordanti quindi invito comunque chi vuole ad andarlo a vedere.

Un saluto dal lido!

Alice Coiro

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