Tesla Science Bar: un concentrato di passione, competenze, condivisione di mondi

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Un prologo con protagonisti sassi, fossili, rettili e arbusti, effettivamente non sembra una buona idea se dovete raccontare la storia di un bar. Ci sono due significative eccezioni: se vi trovate in un’isola deserta e dovete in qualche modo mantenere i bioritmi del weekend, oppure se ancora circondati dai segni della civiltà, a Montelupo Fiorentino, decidete di scoprire l’innovativa esperienza rappresentata dal Tesla Science Bar.

Premetto che una torrida isola deserta non è una soluzione da disprezzare soprattutto se, come noi, andate a Montelupo in un giorno di pioggia – una pioggia vera, gelida, e non avete neanche un ombrello a ripararvi fino alla galleria dove il bar si è scavato casa. Quando arriviamo è chiuso. Dalle vetrate vediamo tavoli di legno, un arcobaleno di sedie, un fondo con le volte in pietra diviso in più ambienti.

Entriamo lasciando dietro di noi una scia fradicia d’inverno.

Abbiamo scoperto l’esistenza del Tesla Bar per caso, come spesso accade; il loro progetto ci ha incuriositi, Ci accolgono in due, mentre altri accanto si affaccendano per cambiare la corda di una chitarra e un palco sembra già pronto dietro di loro: “stiamo preparando il locale, stasera ci sarà il cantante di Lo Stato Sociale”.

È cominciato tutto qualche anno fa, quando un gruppo di ragazzi appassionati di scienza, nel senso autentico, esteso e semplice che la parola può avere, decisero di unirsi per dare vita ad un progetto comune, un’associazione culturale che battezzarono Terra Incognita: incognita come il termine di un’equazione, come l’isola al centro del mare che c’è, sconosciuta a molti, eppure  nota; fuor di metafora, come il sapere che potrebbe essere di tutti se qualcuno si prende la briga di comunicarlo in modo vivo, esatto, piacevole.

A questo scopo l’Associazione ha impostato un centro didattico piccolo ma funzionale, strutturato come un museo; lo compongono tre sezioni che insieme offrono una buona panoramica delle scienze naturali. Il gruppo organizza corsi, incontri con le scuole, campi estivi.

Poi un giorno, proprio davanti al centro, si libera un fondo e loro intuiscono la possibilità di mettere in atto un’idea che da tempo ronzava in testa; creare un luogo per incontrarsi, discutere, divertirsi, dove le idee circolino senza formalismi o confini disciplinari rigidi, con esatta libertà.

Ci pensano un po’, neanche troppo, poi prendono la decisione. Si apre.

“Lo abbiamo arredato in due mesi. I tavoli li ha fatto lui (indica uno dei ragazzi del gruppo), il bancone lo abbiamo preso usato, molte cose vengono dalle soffitte di casa, le poltrone sono foderate con una stoffa bellissima, un po’ retrò, che nessuno vuole più. Praticamente regalata. Ovviamente ci siamo dati da fare per recuperare il possibile, ma siamo stati anche fortunati; prendete la spina della birra, ad esempio.. “ Ci giriamo verso una spina da birra in ceramica bianca. “In omaggio perché è scheggiata in un angolo, a causa di un inestetismo quasi invisibile era invenduta. A noi piace più di una nuova, ha personalità! E poi è coerente con il nostro principio..”

(Il principio in questione lo scopriamo andando avanti nel racconto, è una semplice e calzante “etica delle tre R: “Riduco, Riuso, Riciclo”. Fa piacere scoprire che il Comune, fortunatamente attivo, li ha aiutati per quanto possibile: soldi niente, ma interesse, pubblicità, collaborazione. Ad esempio, il 15 gennaio è iniziato, con la loro in collaborazione, un ciclo di incontri scientifici intitolato “Verso l’Invisibile” che terminerà con il noto “Festival delle Cose Invisibili”)

Girare il locale è come entrare in una macchina del tempo a direzione variabile, sospesa tra vintage e fantascienza. La luce è garantita da lampade da laboratorio e led; in un angolo fa mostra di sé un televisore con un vero reperto attaccato: un Super Nintendo che a dispetto degli anni, forma costantemente una fila per giocarci. Nelle altre pareti ci sono stampe, formule matematiche, poster. Un oggetto in particolare, uscito da questo turbinio (ri)creativo ci resta impresso, ed è anche il loro orgoglio: un vecchio televisore aperto, in parte svuotato, riempito di lucine e poi coperto da un piano trasparente. Un tavolino “wow”.

Gli chiediamo perché abbiano scelto Tesla come patrono: “Oggi va di moda metterlo ovunque, in quei libri di cospirazioni, scienza ipotetica, complotti.. molti arrivano e si mettono a parlarne ed è fantastico ragionare con loro, scoprire insieme che la vita di Tesla, quella vera, è di per sé straordinaria senza aggiungere nulla! Era un uomo incredibile. Alla parete abbiamo appeso i suoi brevetti”.

L’ingresso è riservato ai soci dell’associazione culturale, un contributo minimo: “abbiamo voluto restare indipendenti, senza legarci ad associazioni più grandi, anche perché si rischia sempre una classificazione arbitraria da parte delle persone”. E una classificazione stereotipata per loro sarebbe davvero un torto, dato il tipo di iniziative che hanno in cantiere: conferenze divulgative, serate di informazione e discussione – il “salotto Tesla” – su un ventaglio di temi quanto mai ampio, concerti, proiezioni di film, letture, corsi (tra cui un’introduzione al rifashioning, riutilizzo creativo di vecchi vestiti fuori moda).

Restiamo a lungo a parlare di musica, desideri, visioni del futuro. Luoghi come il Tesla Science Bar sono un concentrato di passione, competenze, desiderio di condividere i mondi diversi nei quali abitiamo; il gusto di questa esperienza resta attaccato addosso soprattutto quando si vede cosa c’è dietro le quinte, quando si capisce che non serve un patrimonio (anche se aiuterebbe) per realizzare qualcosa di bello: possiamo farne parte, farlo crescere come in un sistema di cellule.

Alla fine usciamo nella pioggia, che nel frattempo non è diventata meno fredda. E continuiamo a non avere un ombrello.

Marco

TESLA SCIENCE BAR

Via Giuseppe Garibaldi 59/E 50056 Montelupo Fiorentino, Italy

infoteslabar@gmail.com, https://www.facebook.com/TeslaScienceBar

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