C’è una volta il Viño

C’era una volta un ragazzo, detto Il VIÑO. Non sto parlando di un personaggio vissuto nelle favole o in tempi passati, bensì di un ragazzo quasi mio coetaneo, adattatosi direi più che benissimo alle evoluzioni del nuovo millennio.

E’ vero, ne sto parlando quasi come fosse una “bestia rara”, sì perché c’è da sapere che il Viño è un artista del nostro territorio (dietro casa mia praticamente), e allo stesso tempo artigiano, a 360°. Una bestia rara che nel suo percorso ha capito la chiave fondamentale, per me, nel campo dell’arte: il tempo. Il tempo per imparare la tecnica, il tempo per imparare il mestiere, il tempo per affinare le varianti, il tempo per sperimentare. In lui ho riscontrato finalmente una mia convinzione che mi sono sempre sentita dire da artisti e artigiani molto più grandi di me e molto più distaccati dal mio mondo: anche il Viño, che spesso trovo in giro negli stessi posti che frequento, umano come me, sostiene, finalmente, che l’arte è, sì vocazione e spinta, ma anche Mestiere, Sapere, Esercizio, e che solo col tempo si possono ispessire.

Stanco di studiare si mise ad imparare a dipingere la ceramica, a ricreare figure classiche, a disegnarle ripetutamente per ore e ore e ore, riportandole su carta o su ceramica con la tecnica dello spolvero, punzecchiando con uno spillo la carta lucida, creando piatti magnifici, mattonelle e lampade. Da lì si sono evoluti gli acquarelli dedicati a vicende e volti legati a storie personali, alla giostra del Saracino di Sarteano (alla quale per caso ci siamo ritrovati legati) e cantautori.

 

Una volta addentrata nel suo laboratorio ho scoperto forni , pennelli (non pensate male), spugne, supporti fatti ah hoc realizzati artigianalmente per i suoi lavori, così come le polveri che da un colore si trasformano in altri, a seconda della gradazione della cottura; costruzioni per cuocere le “palle del Viño”. Mirabolante!!! (per me è come una stanza delle meraviglie, non so per voi…).

Infine stencil del suo ultimo lavoro che gli hanno permesso di unire la tecnica passata per imprimere volti contemporanei su mattonelle con una tecnica del tutto dissolta e poco definita, dando vita al suo bellissimo progetto “I sommersi e i Salvati”, in mostra nello spazio di Facto.

La cosa più bella in tutto ciò è che non deriva niente dall’improvvisazione, ma dallo studio nel tempo. L’estemporaneità del Viño infatti, deriva da anni e anni di tecniche e sperimentazioni affinate, condite dalla sua esperienza di operaio.

Forza, volontà, fatica, cambiamento, base, divertimento, passione: sono queste le parole chiave dei lavori del Viño.

Attuale, attualissimo direi, in grado, tra i pochi empolesi, spicchiesi e vinciani a fare satira e ironia del tempo con il suo “Omoraglio”.

Insomma una semplicità quella del Viño, che sfido io a non concepirla veramente come complessità.

Grazie,

di tutto,

Eleonora.

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